LIBERAMENTE IMPARO

I Disturbi Specifici dell’Apprendimento: il mio viaggio con loro

Sono quindici anni che studio i Disturbi Specifici dell’Apprendimento. Il mio interesse nacque quando scoprii che dovevo aiutare i miei figli a superare le loro difficoltà e il nome che era stato dato a tali difficoltà era proprio Disturbo Specifico dell’Apprendimento, allora semplicemente dislessia.

Iniziai uno studio folle da persona che si voleva interessare a queste cose, attraverso Internet, la lettura di libri, manuali, articoli scientifici, frequentando seminari e convegni.

Il fatto che io conoscessi le lingue straniere, perché sono un insegnante di lingue, mi facilitò tantissimo, nel senso che avevo accesso agli articoli in lingua inglese, che erano per la maggior parte quelli che davano informazioni.

Quelle informazioni le usavo per aiutare mio figlio a leggere e a scrivere e mi domandai come avrei potuto io, da sola, insegnante di lingue straniere, aiutare mio figlio a fare quello che la scuola non era riuscita a fare. Mi domandavo anche come sarei riuscita in quell’intento con un tempo infinitamente minore e solo giocando, perché per mio figlio non era possibile fare altro, dopo tante ore di scuola e le difficoltà che incontrava e la fatica che faceva nel farlo. In realtà con molta fatica e impegno, e applicando in pratica, ciò che in teoria studiavo mio figlio imparò a leggere e a scrivere in circa due mesi di lavoro con me.

Il primo passaggio nel mio percorso di comprensione della dislessia fu capire cos’è la dislessia, come funziona quando si imparava e come superarla per aiutare mio figlio.

Il passaggio successivo fu capire come un insegnante, in classe, con tutte le ore di lavoro a disposizione che aveva e con la sua professionalità potesse aiutare i bambini a superare le loro difficoltà o ancora meglio come potesse essere un metodo che garantisse scelte didattiche inclusive, per il raggiungimento dell’eccellenza.

Così nacque il metodo di letto scrittura e calcolo “Libera…mente imparo mentre io ritornavo a fare la studentessa e studiavo la neurobiologia della lettura in un dottorato di ricerca in Scienze Cognitive, durissimo, che durò tre anni, per aggiungere competenza scientifica e accreditamento ai miei studi solitari e da autodidatta.

Nel frattempo bisognava divulgare per cambiare le cose, la vita delle famiglie e dei bambini e ragazzi che vivevano i Disturbi Specifici di Apprendimento. Bisognava fare comprendere cosa fosse la dislessia. Guardavo me, che avevo capito essere la fonte di questo neurodiversità nei miei figli, e mi chiedevo come fossi, quali fossero le mie caratteristiche di questa biodiversità, cosa la caratterizzasse dal punto di vista cognitivo, punto di vista umano e dal punto di vista del comportamento vero e proprio. Bisognava spiegare che, tutte quelle che erano considerate “stranezze” avevano un nome che poteva essere la discalculia, la difficoltà di memoria, la disnomia, la difficoltà di lettura, la disortografia.

Dovevo anche capire come raccontare queste cose e così pensai che bisognava raccontarle dal punto di vista della ragazzina che aveva già vissuto l’esperienza insieme alla famiglia. Bisognava parlare alla scuola che in quel momento era all’inizio del suo percorso di comprensione. In quel momento nella scuola le difficoltà di accettazione e comprensione si evidenziavano a tutti i livelli con durezza.

Scelsi di raccontare i Disturbi Specifici dell’Apprendimento in un romanzo usando il punto di vista di Lorena, che ha sedici anni e frequenta la il terzo anno di scuola superiore, in modo da poter raccontare quel livello scolastico e in flashback anche quelli precedenti.

Così nacque “200 giorni” 

“200 giorni”nasce come mezzo divulgativo del mio sapere, scientifico, personale e d’esperienza, su che cosa significa avere dei Disturbi Specifici dell’Apprendimento.

Dentro la figura di Lorena ci sono io come madre, ci sono io come insegnante, ci sono io come ricercatrice, come studiosa, come persona e come persona che frequenta i gruppi di Facebook delle mamme o degli insegnanti, come persona che frequenta il mondo scientifico. Leggere “200 giorni” significa entrare nella vita di una persona che ha i Disturbi Specifici di Apprendimento, ma da punti di vista diversi, non sono il suo punto di vista, ma da quello della mamma, del papà, dello zio dislessico e medico, della sorella, degli amici, dei compagni di scuola, del suo ragazzo, degli insegnanti. Questi punti di vista plurimi permettono a chi non sa cosa sono i Disturbi Specifici dell’Appprendimento o a chi ancora non li ha capiti profondamente, non ha intuito quale sia il meccanismo di questa neurodiversità, di avere chiarezza anche su di sè.

 “200 giorni” nasce per i ragazzi che devono capire le loro “stranezze” , le loro peculiarità; nasce per i genitori che devono comprendere i loro figli e devono saperli aiutare, devono saperli proteggere, perché c’è ancora oggi c’è bisogno di protezione come quindici anni; nasce per gli insegnanti che devono imparare a riconoscere (lo dice la legge) e devono saper operare; è per le persone che incontrano i ragazzi con Disturbi Specifici dell’Apprendimento e non capendoli, non nominandoli, non riconoscendoli, li scambiano per stupidità, per incapacità.

“200 giorni” non è soltanto un romanzo per ragazzi; io mi sono obbligata a scriverlo per loro perché potessero leggerlo e mi sono costretta ad avere di nuovo sedici anni, ricordandomi quello che sono stata, rivedendo le esperienze di tutti i miei alunni, i miei figli, le persone che ho incontrato nel mio lavoro di riabilitatore cognitivo.

Ho scavato dentro la realtà del Disturbo Specifico dell’Apprendimento, dentro la famiglia, dentro la scuola, dentro la comunità che accoglie per studiare attentamente come questa neurobiologia differente abbia un peculiare modo di approcciarsi al mondo, viverlo, percepirlo, viverlo.

“200 giorni” non è un romanzo leggero, ma lo è al contempo, perché lo studio della scrittura che ho fatto lo rende tale. La persona che parla, il filtro, il narratore è in prima persona, è Lorena, quindi, il lettore è dentro di lei, nonostante il fatto che si riesca a vederla da altri punti di vista.

“200 giorni” è stato scritto per tutte le persone che vogliono conoscere questa modalità differente di abbracciare il mondo e che vogliono capirla, farla propria e per comprendere che l’unicità è di tutti, che non siamo tutti uguali e che il tentativo di renderci tutti uguali è un tentativo meschino che non può mai portare mai a nessuna soluzione positiva.

Essere differenti (non uso la parola diversi perché ha una connotazione sempre negativa) è l’unica carta che ha avuto il mondo per poter progredire.

“200 giorni” è un inno alla capacità di affrontare le difficoltà, alla resilienza, alla vita. La storia di Lorena è la narrazione della capacità di donarsi agli altri per fare comprendere. Mettermi a nudo dentro quel libro e non è stato semplice; da scrittrice è stato molto gravoso raccontare con leggerezza qualcosa che nella vita delle persone può non essere assolutamente qualcosa di semplice da vivere, però se si legge “200 giorni” non si può che sorridere, piangere, divertirsi, rattristarsi, riconoscersi, godere della bellezza delle cose come qualunque vita di questa terra fa.

“200 giorni” è nato per divulgare sapere e ha bisogno di sostenitori, ha bisogno di chi lo legga e lo doni a chi ha bisogno di comprendere.

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